lunedì 21 aprile 2008

Principesse

Delle volte mi sembra di aver già vissuto.. è strano come guardandomi indietro capisco di aver già saputo determinate cose o di aver agito con la consapevolezza che tutto sarebbe andato come sapevo. mi viene il dubbio e il timore che quello che chiamo spontaneità non sia tale da parte mia.. eppure evito in ogni modo di fare programmi o progetti a lungo termine, eppure mi comporto come se tutto fosse organizzato e progettato. forse per paura.. paura di dimenticare qualcosa,di rovinare un particolare o un atmosfera.. paura di perdere il treno. o forse per essere all'altezza, per offrire ogni volta quellon che ti meriti, e in parte, quello che "ti spetta di aspettarti da me". Io per te vorrei essere in ogni istante la persona migliore che tu possa mai conoscere. e se non ci riesco vorrei cercare di esserlo. è quasi un ossessione per me. non capisco perchè. forse per il concetto di donna che mi è stato inculcato fin da piccolo e per svariati anni non sono riuscito a relazionarmi con nessuna ragazza, tanto in alto le vedevo. angeli che non lasciano orme. principesse senza re. che certo non guardano in basso fino dove sono io. tutto gli è loro dovuto. e non sarai mai intelligente o interessante per attirare la loro attenzione. e se cosi sarà, non ci saranno secondi interessi dietro un loro sorriso. che brutto.. ripenso a mille situazioni passate. a mille tormenti per loro.. diciamo fino a che avevo 14 anni tutto è stato cosi. poi mi sono reso conto che il mondo dove vivevo non era come me lo immaginavo. e ho realizzato che ero io ad essere sbagliato e non la vita che era cosi dura. era solo difficile, estremamente difficile. io non ero nessuno, e le ragazze erano il mondo, l'universo immerso dentro un volto, un corpo, due occhi, un sorriso. Mi sono sentito sempre inadeguato. mille persone intorno a me. chi sapeva cosa dire. chi sapeva come essere, come comportarsi. chi sapeva dove andare, chi sapeva cosa fare. io non spaevo nulla. io arrivavo sempre dop gli altri. un bambacione indietro di un secolo. potevo stare solo li da una parte a guardare senza essere visto. perchè grande sarebbe stato il terrore se la mia verità fosse stata svelata agli occhi di chiunque. se quella ragazza che mi piaceva avesse saputo di me e di ciò che provavo, con che coraggio l'avrei mai più guardata negli occhi. e se avessi saputo che il mio sentimento fosse stato ricambiato? panico. vero panico. talmente panico da desiderare tutto il contrario. seppur doloroso, almeno conosciuto. almeno una situazione in cui nessuno si sarebbe aspettato niente da me.
Per tanti anni ho vissuto all'ombra di altri. c'era il più bravo. il più forte. il più bello. quello che ci sapeva più fare. il più simpatico. il più socevole. io non ero nessuno, ma avrei voluto esserlo. il "qualcosa". non agli occhi degli altri. agli occhi di me stesso. avrei voluto avere motivo per vantarmi di me verso di me. aver motivo di orgoglio. essere il primo in qualcosa. non perchè il primo era il più forte. ma perchè chi arriva primo, fino a quando nessuna gara si disputerà, rimarrà il primo e non avrà nessuno davanti di cui disperarsi. di cui invidiare la posizione. di cui sperare di essere. poi tante cose sono cambiate. la scuola, gli amici. le situazioni. è come se chi mi stava davanti si fosse disperso. è come se io da secondo fossi diventato il primo per abbandono. ma se ci ripenso, tutte le cose che mi piacevano quando ero più piccolo, le cose che dicevo e che facevo quando frequentavo le scuole medie e i primi anni delle superiori.. erano sempre le stesse degli anni dopo.. inventare.. organizzare.. parlare di cose strane.. è come se il mondo piano piano si fosse interessato a ciò che mi interessavo io già da tempo. come se inventare un qualcosa di bello tutto ad un tratto non fosse più "ma a che cacchio serve" o "che cacchio stai a fa" o "che roba da sfigati" si fosse trasformato in "wow, che figata" oppure, "come cavolo fai?" o ancora "qui servirebbe fabrizio". in contemporanea sono cominciati i primi pensieri leopardiani e le prime cotte autolesioniste. in cui tutto ti sembra surreale. ti sembra di essere entrato in un altro mondo. in un mondo in cui sei convinto di avere tutti gli strumenti per capire, per mettere gli eventi e i pensieri tutti in fila e passi ore ed ore a pensare, a volare con la mente.. a disperarti, a piangere e cercare di capire.. capire... capire come tanto amore possa vivere in un cuore solo. come le persone non abbiano strumenti per capirsi e conoscersi. come la menzogna sia sul volto e sulla bocca di tutti. senti un desiderio di riscatto, di rivolta. credi di essere una persona diversa. i tuoi ideali brillano anche su cose che pensi di conoscere o saper amministrare, ma non ti rendi conto che non sai nemmeno di che stai parlando. sei convinto che la cosa giusta sia l'unica cosa da fare. e che tu sei abbastanza forte per essere una persona retta. poi ti accorgi che è difficile. che a volte vorresti solo pace. che a volte il quieto vivere richiede sacrifici duri da compiere anche se è per una giusta causa. ti accorgi di essere un animale sociale, che per quanto completo ti possa sentire, ancora non vinci la solitudine. che per quanto "gli altri" o "il mondo esterno" ti faccia schifo per la sua falsita, non riesci a viverne senza e al di fuori. le maschere con cui tutti "gli altri" si coprono il volto, sono le tue stesse. come tutti vivi dentro matrix e ne sei dipendente. e certe volte capisci che la cosa giusta assoluta non è la cosa giusta in relatà. che togliere la maschera è impossibile. che la cosa che va fatta è non diventarne schiavo. rimanere consapevoli di se stessi. consapevoli di ciò che si è nell'umiltà anche delle nostre debolezze. non averne vergogna, pur cercando in ogni momento di superarsi. accettarsi e capirsi, al fine di individuare l'errore nel nostro vivere e non autopunirsi. ogni singolo momento non si ripeterà mai.. e la cosa più brutta che mi può accadere è di non rendermi conto che in ogni singolo istante sono consapevole delle mie scelte. e se domani avrò un rimpianto o un rimorso, non sarà perchè non ho saputo scegliere, ma perchè ho scelto per determinati motivi un qualcosa. e che se torni indietro nel tempo i quell'istante non sarebbe potutto andare diversamente.
Possiamo indossare mille maschere, ma quelle che ci fanno più male sono quelle che indossiamo con noi stessi. le persone che fingiamo di esseere gardandoci allo specchio. perchè qualsiasi cosa diciamo, non possiamo fingere di non volere qualcosa o non essere noi stessi o non piacersi o non voler aver agito in diverso modo. seguire il cuore, seguire la sincerità. con più onestà possibile. nel rispetto di noi stessi. nel rispetto dei nostri sentimenti.
In più di una volta ho infranto i miei ideali. ho violto le mie regole. ma una regola è tale se ad emanarla, far rispettarla e violarla c'è lo stesso soggetto? può definirsi regola? è più uno stratagemma per definire un qualcosa messo li senza nessun senso. come se stessi prendendo appunti.
Ora come ora sono confuso, è parecchio che sono qui a scrivere e ho perso completamente il filo del discorso, da dove ero partito. Di lei (di te) potrei scrivere mille cose. ma non capisco che cosa lei sia per me. quanto la mia solitudine, quanto il mio desiderio di avere una persona che si lasci amare incondizionatamente possa avermi influenzato. quanto ciò appena scritto sia bene e sia male. come l'amore possare essere cattivo e dannoso. come amando possa ferire.
Sei una cosa meravigliosa. una persona bramata per decenni. profondamente desiderata e cercata nei volti di mille ragazze. eppure non ti riconosco avendoti davanti. eppure il mio coraggio non è qui dove lo sto cercando. non so nemmeno se voglio cercarlo. non riesco a capire chi sei e che ruolo hai nella mia vita. ho tanta paura di perderti e di non poterti più raggiungere. di tutti i nostri discorsi.. si li ho capito e condivisi. delle volte più, delle volte meno. delle volte non sapevi di ciò che parlavi perchè ti ho tenuto nascosto delle cose, ma a fin di bene. non per me, ma per te. Sei speciale. capisco perchè cosi tante persone ti vengono dietro. capisco altre persone che hanno perso la testa per te. è come se non mi ritenessi degno di te, sapendo che altri darebbero molto per avere solo la metà di quello che ho conquistato io. e cioè quello spazietto nel tuo cuore. quel tuo affetto meraviglioso. quella luce quando mi guardi che si accende dentro i tuoi occhi. quell'onda di non so nemmeno io cosa che mi colpisce quando ti sto vicino e ti avvicini ancora di più. tutto questo vale moltissimo, ha un valore incalcolabile. e io chi sono per farmi passare anche lontamente in mente il pensiero di poter rifuitare tutto questo? sono una persona che non ti merita direbbe la mia coscenza. ma la mia coscenza è anche il risultato di ciò che mi hanno insegnato. e quella dolcezza che immensa che sento dentro ogni volta che abbracciandoti ti guardo negli occhi e ti bacio.. il mio cuore è partecipe. e non ce la faccio a sentirmi in colpa verso il mondo. non ce la faccio a non volerti amare in quell'attimo in cui tutto il mondo sparisce e ci siamo solo noi.
Tutto questo non vuol dire nulla. tutto questo non è mai accaduto nel modno reale. questo vive ed esiste solo dentro di me. e se tu vuoi anche dentro di te. non ti chiederò mai nulla e non voglio che tu mi chieda niente. forse è proprio cosi che due persone riescono a volersi bene veramente. o forse no. non lo so. continuo a crescere ogni giorno. forse domani imparerò qualcosa che oggi non so. e forse tutto questo cambierà. non lo so.

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