È
squallido pensare che tutto si riduca ad una manciata di sensazioni nella vita
di tutti i giorni. Sensazioni di egoismo, di ingordigia, di rivalsa sugli
altri. Sensazioni che vedono voler troneggiare sugli altri, ridurli
all'umiliazione. Essere così bramosi e dipendenti da sensazioni di basso
livello. Sensazioni che scompaiono solo appagandole. La nostra mente è
incatenata ed il nostro cuore scompare lasciandoci soli nell'oblio dei nostri
sensi e nel nostro piccolo mondo fatto da un quarto d'ora. E quando svanisce,
rimane solo il vuoto grigio come il nostro umore. Come un cane rabbioso che
sgozza la sua preda bramoso di distruzione. Con questa logica ci affanniamo il
più delle volte nella vita di tutti i giorni. In macchina, a lavoro, in mezzo
alla gente. Vogliamo vincere su tutto e tutti. Vogliamo essere coloro che
vengono visti con timore e rispetto. Vogliamo dei sudditi, non degli amici. Non
sappiamo nemmeno più cosa significa. Pensiamo solo che divertirsi insieme sia
tutto ciò che conta. Ma il vero valore nasce quando non si ride, ma si piange. Lì
la vera condivisione bilancia le risate e completa un rapporto senza maschere,
dove non si ha paura di spogliarsi di tutto ciò che gli altri vedano di noi e
che in realtà non siamo. Un coraggio tremendo. Devastante. Che forse molte
persone, compreso me, non hanno spazio in se per contenere. Forse è questa la
differenza tra vivere ogni giorno e sopravvivere ad esso. La differenza tra la
pace ed il tormento.
lunedì 21 luglio 2014
martedì 15 luglio 2014
Amore di sè - di Charlie Chaplin
" Com'è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama "rispetto".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama "maturità"...
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama "stare in pace con se stessi".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama "sincerità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso... all'inizio lo chiamavo "sano egoismo"... ma oggi so che questo è "amore di sé".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama "semplicità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo "perfezione". Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l'intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do il nome di "saggezza interiore".
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto questo è "la vita". "
Charlie Chaplin
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama "maturità"...
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama "stare in pace con se stessi".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama "sincerità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso... all'inizio lo chiamavo "sano egoismo"... ma oggi so che questo è "amore di sé".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama "semplicità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo "perfezione". Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l'intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do il nome di "saggezza interiore".
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto questo è "la vita". "
Charlie Chaplin
lunedì 14 luglio 2014
Spettatori di se stessi
La solitudine è un vestito che scelgono gli altri. Appena ti accorgi di averlo indosso, entra a far parte di te stesso. Ti accorgi di come tutti gli altri ti vedono e orendi cosceinza di come sei. E non puoi farci niente, ormai ti è entrata nelle ossa. Forse solo un sonno riparatore riuscirà a staccare la tua mente quel tanto che basta per farti voltare pagina. O forse domani sarà peggio di stasera. Chi può dirlo.
Sei con altre persone, ma ti accorgi di essere l'ultimo. Non sei il piu intelligente, non sei il piu simpatico. Non sei parte del gruppo. Forse sei quello che gli altri prendono di mira per divertirsi. Forse sei solo uno yes man messo li dalle circostanze che fatica ad essere ricordato. Si perchè tutto intorno a te questa sera può andare avanti anche senza la tua presenza. Nessuno ti nota, nessuno ti ricorderà. Andrai a dormire aspettando un altro giorno. Un giorno in cui potrai dire la tua battuta, recitare la tua parte avendo la consapevolezza che forse il tuo personaggio darà un contributo alla storia. Non sarà solo una comparsa dimenticata nel fondale di una sotoria composta da tutti tranne che da te.
A volte questa sensazione mi sembra generata dall'importanza che metto nei miei gesti. All'importanza che attribuisco ai miei rapporti con le persone. Ogni gesto, parola o sguardo. Ad ogni cosa cerco di dare un significato. Un qualcosa di speciale. Un qualcosa che è solo mio o comunque di cui sono in parte il genitore o il destinatario. Ma non è cosi. E gesti di altri, di gran lunga piu incisivi, si manifestano davanti i miei occhi ridimensionando bruscamente tutta la mia strategia, tutto il mio giudizio, tutta la mia visione di quella situazione. Tutti sono più a loro agio di me. Tutti sono più spigliati, piu simpatici, più disinvolti. Sembra che ogni istante sia importante solo per me. Sembra che sia l'unico a mettere tutto me stesso in ogni situazione. Ma non è me stesso che metto alla fine, sono solo le mie elucubrazioni mentali, solo la mia paranoia. Ma per me è importante. Per me farlo è sinonimo che quel momento, da quel momento dipende la mia felicità, il mio stato d'animo. Una oesantezza voluta e subits allo stesso tempo. Un cane che si morde la coda che è sorgente e destinatario di tutti i miei sforzi e di tutta la mis concentrazione. E quando tutto vedo che va in frantumi davanti ai miei occhi, è come se il mondo si allontanasse chilometri dalla mia vista. Tutto diventasse più grande, inarrivabile. In quel momento non posso che rannicchiarmi su me stesso, indossare una maschera e aspettwre che tutto finisca il prima possibile.
Il mondo che esiste non è quello vero. Il mondo come me lo ricordo ogni giorno, le persone che lo abitsno solo msolo proiezioni della mia visione. Sono solo entitá virtuali create dalla mia mente che cerca di anticioare le loro. Mosse aiutandomi a sentirmi meno impreparato e meno impaurito di ciò che non potreei conoscere: le loro emozioni, i loro pensieri. Ma sopratuttto il loro giudizio. E quando tutto scorre intorno a me senza che io ne sbbia piu il controllo, mi vedo uno spettro che si wggira in queste terre cercando un contatto umano che per sua stessa natura sará impossibile da ottenere. Forse una visione, forse un apparizione. Comunque un episodio talmente breve e fugace da essere relegato all'allucinazione di qualche pazzo.
È questa la solitudine che provo. Essere uno spettro di un passato remoto. Non solo invisibile, ma anche anacronistico. È il non avere un posto che mi ferisce. È il non essere come loro, come gli altri. Quanta leggerezza nelle loro azioni. Come se il tempo non scorresse alla stessa velocità.
Sentirmi solo tra i miei amici. Sentirmi l'ultimo. Sentirmi invisibile. È come vedere un film drammatico. Intuisci come si svolgeranno gli eventi. Conosci il protagonistw e da dove vieine. Sai che quella scena sará triste. Ma non hai nessun potere per impedirlo. Per impedire che lui soffra. E soffri anche tu, all'unisono. Tu sei lui. Io sono lui. Lui è me. Sono lo spettstore della mia vita, in attesa costantemente del colpo di scena, soerando ardentemente che non sis un film drammatico che sto vedendo e che ci sia, alla fine, un lieto fine.
Sei con altre persone, ma ti accorgi di essere l'ultimo. Non sei il piu intelligente, non sei il piu simpatico. Non sei parte del gruppo. Forse sei quello che gli altri prendono di mira per divertirsi. Forse sei solo uno yes man messo li dalle circostanze che fatica ad essere ricordato. Si perchè tutto intorno a te questa sera può andare avanti anche senza la tua presenza. Nessuno ti nota, nessuno ti ricorderà. Andrai a dormire aspettando un altro giorno. Un giorno in cui potrai dire la tua battuta, recitare la tua parte avendo la consapevolezza che forse il tuo personaggio darà un contributo alla storia. Non sarà solo una comparsa dimenticata nel fondale di una sotoria composta da tutti tranne che da te.
A volte questa sensazione mi sembra generata dall'importanza che metto nei miei gesti. All'importanza che attribuisco ai miei rapporti con le persone. Ogni gesto, parola o sguardo. Ad ogni cosa cerco di dare un significato. Un qualcosa di speciale. Un qualcosa che è solo mio o comunque di cui sono in parte il genitore o il destinatario. Ma non è cosi. E gesti di altri, di gran lunga piu incisivi, si manifestano davanti i miei occhi ridimensionando bruscamente tutta la mia strategia, tutto il mio giudizio, tutta la mia visione di quella situazione. Tutti sono più a loro agio di me. Tutti sono più spigliati, piu simpatici, più disinvolti. Sembra che ogni istante sia importante solo per me. Sembra che sia l'unico a mettere tutto me stesso in ogni situazione. Ma non è me stesso che metto alla fine, sono solo le mie elucubrazioni mentali, solo la mia paranoia. Ma per me è importante. Per me farlo è sinonimo che quel momento, da quel momento dipende la mia felicità, il mio stato d'animo. Una oesantezza voluta e subits allo stesso tempo. Un cane che si morde la coda che è sorgente e destinatario di tutti i miei sforzi e di tutta la mis concentrazione. E quando tutto vedo che va in frantumi davanti ai miei occhi, è come se il mondo si allontanasse chilometri dalla mia vista. Tutto diventasse più grande, inarrivabile. In quel momento non posso che rannicchiarmi su me stesso, indossare una maschera e aspettwre che tutto finisca il prima possibile.
Il mondo che esiste non è quello vero. Il mondo come me lo ricordo ogni giorno, le persone che lo abitsno solo msolo proiezioni della mia visione. Sono solo entitá virtuali create dalla mia mente che cerca di anticioare le loro. Mosse aiutandomi a sentirmi meno impreparato e meno impaurito di ciò che non potreei conoscere: le loro emozioni, i loro pensieri. Ma sopratuttto il loro giudizio. E quando tutto scorre intorno a me senza che io ne sbbia piu il controllo, mi vedo uno spettro che si wggira in queste terre cercando un contatto umano che per sua stessa natura sará impossibile da ottenere. Forse una visione, forse un apparizione. Comunque un episodio talmente breve e fugace da essere relegato all'allucinazione di qualche pazzo.
È questa la solitudine che provo. Essere uno spettro di un passato remoto. Non solo invisibile, ma anche anacronistico. È il non avere un posto che mi ferisce. È il non essere come loro, come gli altri. Quanta leggerezza nelle loro azioni. Come se il tempo non scorresse alla stessa velocità.
Sentirmi solo tra i miei amici. Sentirmi l'ultimo. Sentirmi invisibile. È come vedere un film drammatico. Intuisci come si svolgeranno gli eventi. Conosci il protagonistw e da dove vieine. Sai che quella scena sará triste. Ma non hai nessun potere per impedirlo. Per impedire che lui soffra. E soffri anche tu, all'unisono. Tu sei lui. Io sono lui. Lui è me. Sono lo spettstore della mia vita, in attesa costantemente del colpo di scena, soerando ardentemente che non sis un film drammatico che sto vedendo e che ci sia, alla fine, un lieto fine.
sabato 12 luglio 2014
Tormento
Esistono giornate in cui non troviamo pace. Giornate in cui ci ostiniamo a fare e ripetere sempre le stesse azione, sempre gli stessi pensieri. Siamo mossi dal desiderio di cambiare qualcosa. Poter cambiare anche solo una variabile dell'equazione della nostra vita. Ciò che ci spinge è il tormento. Sentiamo chiaramente qualcosa sobbugliare e ribollire in fondo alla nostra anima. Che sia qualcosa di positivo o negativo poco importa. Quel tormento è il nostro motore in quel momento. Ma qual'è il paradosso? È da cosa è formato quel tormento. Come un qualcosa può originare in noi un tormento, uno stato di inquietudine che ci fa sbattere la testa contro un muro come se stessimo aspettando che così facendo il muro venisse giu. Vedo che in queste situazioni, quando riesco a mettere a fuoco cosa sta accadendo, non è nient'altro che la nostra mente che cerca di far ordine ai problemi dell'anima.Un infinita spirale di pensieri e azioni senza senso ultimo che cercano di trovare un metodo, una tecnica per padroneggiare la situazione, per riprendere il controllo. Altre volte é come se fosse una fuga da ciò che ci fa male, come se avessimo paura che abbandonarci a quel dolore ci potesse portare talmente lontano da non riuscire poi a tornare indietro. Il dolore, la disperazione, sono vortici potenti che possono ridisegnare le pareti del tuo mondo, lasciandoti senza casa. Avere paura di questo è da vigliacchi? Voler fuggire da un dolore più grande è da codardi? O è semplicemente preservazione? Cautela nel fare una cosa stupida che sappiamo benissimo che ci danneggerebbe?
Forse a volte ci mancano dei punti di riferimento. Quel tormento che nasce da noi, dal nostro rapporto con il mondo o con qualcuno, dipinge la scena in cui stiamo recitando questa parte della nostra vita. Ma non siamo semplici attori. Credo che fermarsi e cercare di capire non tanto ciò che co addolora, ma il dolore stesso, ci aiuta a vedere la quarta parete. A vedere che il mondo che ci si pone davanti agli occhi è solo una stanza. Che quel tormento assume tutto un altro sapore se una variabile si aggiunge all'equazione. Nascono nuove speranze, nuove strade, nuovi modi di vedere ciò che abbiamo davanti. Riusciamo a vedere noi stesso spettatori della nostra vita. Riusciamo a vedere al di la della quarta parete. Non cambia nulla, ma è come sentirsi piu padroni della nostra vita e meno schiavi delle nostre emozioni che prendono il sopravvento. Forse non riusciremo a sorridere, ma ci sentiamo più leggeri.
Forse a volte ci mancano dei punti di riferimento. Quel tormento che nasce da noi, dal nostro rapporto con il mondo o con qualcuno, dipinge la scena in cui stiamo recitando questa parte della nostra vita. Ma non siamo semplici attori. Credo che fermarsi e cercare di capire non tanto ciò che co addolora, ma il dolore stesso, ci aiuta a vedere la quarta parete. A vedere che il mondo che ci si pone davanti agli occhi è solo una stanza. Che quel tormento assume tutto un altro sapore se una variabile si aggiunge all'equazione. Nascono nuove speranze, nuove strade, nuovi modi di vedere ciò che abbiamo davanti. Riusciamo a vedere noi stesso spettatori della nostra vita. Riusciamo a vedere al di la della quarta parete. Non cambia nulla, ma è come sentirsi piu padroni della nostra vita e meno schiavi delle nostre emozioni che prendono il sopravvento. Forse non riusciremo a sorridere, ma ci sentiamo più leggeri.
venerdì 11 luglio 2014
La bellezza
Forse ci manca un ottica diversa, un'altro punto di vista, che non ricerchiamo perchè siamo troppo impegnati a disperarci. Ci sono cose che accadono davnti ai nostri occhi, cose che catturano la nostra attenzione. E si spingono anche oltre. Smuovono qualcosa che non sapremmo descrivere. Toccano corde della nostra anima che continuiamo a dimenticare. Passiamo la vita ad arrovellarci nella ricerca di una direzione. Eppure basta cosi poco per buttarci "fuori strada". È questo che mi ha colpito oggi. Mi ha spiazzato. Una variabile importante dell'equazione che di prepotenza mi ha ricordato di esistere e che non può essere ignorata: la bellezza.
La bellezza ci incanta, ci rapisce. Ci stordisce, ci fa precipitare dentro noi stessi e ci intrappola nel posto piu caldo e più bello della nostra anima. Quello dove il tempo non esiste, ma esiste solo la contemplazione per la ricerca della pace. Un attimo, pochi secondi o interi minuti, quella sensazionie ci pervade e ci teletrasporta in un altra realtà dove logica, tempo ed ego non esistono. Esiste solo ciò che di inumano stiamo percependo dietro una semplice immagine.
Che sia una ragazza, una foto di un ricordo, una paesaggio, un tramonto, poco importa. La matrice è quella. La magia è quella. Il vuoto della ragione è chiaro quanto impossibile. Ma innegabile.
Cosa significa, che il più profondo dei ragionamenti è semplicemente aria fritta se cosi poco può fare cosi tanto per noi? Il tempo è la chiave secondo me. Tutto ciò che coscientemente conosciamo e con cui veniamo a contatto ogni giorno è legato alla variabile tempo. Ma quando fissiamo quella nuvola rosa che si staglia in quel cielo azzurro che da sul giallo e poi ancora sull'arancione e accompagna il sole al tramonto, illuminando il paesaggio come solo un pittore pensavamo potesse fare, in quell'incanto ci perdiamo. Anche solo per una frazione di secondo. Quel tanto che basta per assaporare quel pezzo d'infinito ed esserne profondamente scossi.
Forse c'era ancora qualcosa che non stavamo considerando. Qualcosa a suo modo inconfutabile, e quindi importante. L'equazione si azzera, la lavagna si cancella. Siamo punto e a capo. Può essere spaventoso. Per me ora è aria, ossigeno in una stanza che pensavo chiusa e che invece scopro con una finestra. Non ho ottenuto nulla, nessuna certezza. Ma so che la ricerca non è finita.
La bellezza ci incanta, ci rapisce. Ci stordisce, ci fa precipitare dentro noi stessi e ci intrappola nel posto piu caldo e più bello della nostra anima. Quello dove il tempo non esiste, ma esiste solo la contemplazione per la ricerca della pace. Un attimo, pochi secondi o interi minuti, quella sensazionie ci pervade e ci teletrasporta in un altra realtà dove logica, tempo ed ego non esistono. Esiste solo ciò che di inumano stiamo percependo dietro una semplice immagine.
Che sia una ragazza, una foto di un ricordo, una paesaggio, un tramonto, poco importa. La matrice è quella. La magia è quella. Il vuoto della ragione è chiaro quanto impossibile. Ma innegabile.
Cosa significa, che il più profondo dei ragionamenti è semplicemente aria fritta se cosi poco può fare cosi tanto per noi? Il tempo è la chiave secondo me. Tutto ciò che coscientemente conosciamo e con cui veniamo a contatto ogni giorno è legato alla variabile tempo. Ma quando fissiamo quella nuvola rosa che si staglia in quel cielo azzurro che da sul giallo e poi ancora sull'arancione e accompagna il sole al tramonto, illuminando il paesaggio come solo un pittore pensavamo potesse fare, in quell'incanto ci perdiamo. Anche solo per una frazione di secondo. Quel tanto che basta per assaporare quel pezzo d'infinito ed esserne profondamente scossi.
Forse c'era ancora qualcosa che non stavamo considerando. Qualcosa a suo modo inconfutabile, e quindi importante. L'equazione si azzera, la lavagna si cancella. Siamo punto e a capo. Può essere spaventoso. Per me ora è aria, ossigeno in una stanza che pensavo chiusa e che invece scopro con una finestra. Non ho ottenuto nulla, nessuna certezza. Ma so che la ricerca non è finita.
venerdì 4 luglio 2014
L'eroe
Gli eroi non hanno mai pace. Gli eroi lottano, soffrono. Si
sacrificano e muoiono. Per gli altri. Mai per loro stessi. Gli eroi sono vuoti.
Sono persone senza ego. Sono persone piene solo di ciò che le circonda. Molto
spesso piene d'amore. Sono presenze che si soffermano per qualche anno o
decennio su questa terra. Compiono il loro destino e poi ripartono. Lasciano il
loro amore, la loro azione. Ma ciò gli costa tutto ciò che hanno. Noi piccoli
uomini vogliamo essere come loro. Perché loro sono eroi. Ma non vogliamo essere
come loro, ma come noi li vediamo. Perché non c'è niente di quello che noi
chiamiamo "bello" in essere degli eroi. Noi cerchiamo la felicità, la
pace. Cerchiamo il punto d'arrivo, la fine della lotta, la vittoria. Gli eroi
non hanno mai vissuto tutto questo. Hanno dato la loro vita per tutto questo,
ma non l'hanno mai conosciuto. Gli eroi non hanno mai avuto pace. Cosa ci fa
capire questo? che non si sceglie di essere eroi. Eroi si nasce. Il mondo ci
vive addosso. C’è chi si scansa. C’è che trova un posto comodo. C’è chi chiude
gli occhi. C’è chi non inorridisce. C’è chi dimentica. E poi c'è chi proprio
non riesce a farlo. C’è chi lotta costantemente. E non sarà mai felice, non
come lo intendiamo noi.
È inutile disperarci per non essere eroi. Per
vivere e aver vissuto una vita che non lascerà il segno. Per non essere
ricordati. Non saremo mai eroi. Perché solo il fatto di volerlo, di sentirne il
bisogno, ci dovrebbe far capire che non siamo tagliati per esserlo. Siamo
l'ennesimo esempio di chi cerca uno stratagemma, una risposta, una scorciatoia
per zittire i demoni che si porta dentro. Quelli che creano il vuoto nero nella
nostra anima. Quelli che alimentano la paura del domani che paralizza il nostro
presente.
Delle volte ci immobilizziamo. La nostra
vita subisce una battuta d'arresto e la nostra visuale si amplia. Se prima
nell'oggi, ora cerchiamo risposte nel domani. Lo ieri fa troppa paura, e la
speranza di intravedere una luce nei giorni a venire contiene tutta la nostra
speranza. Infranta regolarmente. Perché è buio. Siamo soli con ciò che abbiamo
costruito finora. Con tutto quello che è finito e ci ha fatto fermare. Cerchiamo
di andare più in alto per vedere meglio. Ma non c'è nulla lo stesso. La nostra
vita passerà come altre mille uguali. Il nostro ricordo svanirà. Ma non è tanto
per il ricordo, ma per la consapevolezza di non aver buttato il nostro
presente, il nostro domani. Abbiamo così poca cura di noi eppure così tanta
paura di buttarci via allo stesso tempo. Vogliamo una sicurezza che la
direzione che stiamo percorrendo sia quella giusta. Perché poi? stiamo
demolendo noi stessi, rifiutiamo ogni costrutto, cerchiamo di fuggire da tutto
quello che reputiamo falso e illusorio, e allora perché la nostra vita e il
nostro tempo vale così tanto? tanto da inondarci di questa tristezza così nera.
Forse è perché sentiamo comunque di essere destinati a qualcosa di speciale. Ma
che non si palesa. Rifiutiamo di essere un puntino nell'universo. Perché
abbiamo solo noi in fin dei conti. Abbiamo solo la nostra vita. E non
rinunceremmo per tutto l'oro del mondo a divinizzarla. La nostra vita ci fa
stare bene e ci fa stare male. Come guardiamo il mondo. Come lo viviamo. È
tutto li. Tutte le domande e i costrutti implodono su un unico punto di
domanda. Cosa c'è che non va in te che non ti permette di essere felice?
Tutte le risposte sembrano surrogati. Tutte
sembrano false illusioni. Sensazioni passeggere. Quelle più profonde,
impossibili. Rimane solo quello che più ammiriamo. Più eleviamo. Il sacrificio.
L’eroe. Ma l'eroe non ha mai pace, ed è tutto il contrario di ciò che vorremmo.
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