È come se volessi vivere mille vite parallele. Ogni scelta
porta con se rinunce. Voler seguire la strada più breve, molto spesso, fa male
alle persone. Alcune di queste scelte poi, non sono condivisibili con il mondo.
Alcune di queste scelte ancora non sono condivisibili nel tempo.
Certe volte alcune scelte durano solo un breve lasso di
tempo o sono condizionate dall’ambiente e dalle situazioni circostanti.
Ed è questo che mi insospettisce. Forse le nostre scelte
sono dettate da qualcos’altro che non oso confessarmi? Qualcosa di molto più
spicciolo. Qualcosa di negativo che nell’immagine che voglio trovare riflessa
nello specchio non deve apparire. Quelle scelte, o meglio, la volontà di
compiere quelle scelte, è come se non si materializzasse senza aver preso una
decisione. Possiamo girarci intorno. Possiamo avvicinarci al bordo, quasi ad
assaporarne la vista. Ma basta un momento in cui il nostro equilibrio vacilla,
per farci assalire dalla paura più profonda che le conseguenze di quella scelta
porterebbero. Eppure i suoi riflessi ci attraggono in maniera inequivocabile.
Ci sforziamo costantemente di essere una persona. Con una
personalità ben distinta. Con una moralità ben specifica e ferrea. Così ci
hanno insegnato. Cosi si racconta vada il mondo. Chi esce dagli schemi è un
rejetto, una persona per cui non c’è posto tra “i giusti”. Quello che chiamiamo
coscienza, ci spinge verso questo. Ci spinge ad essere persone migliori di
quello che siamo. Ci spinge a volerlo. Ci spinge purtroppo anche a crederlo.
La verità è che siamo molto di più e molto più
tridimensionali di quello che nel bene e nel male dovremo essere. Siamo la
media delle nostre intenzioni. Ma le nostre intezioni sono mutevoli. Sono
indecifrabili. Sono suscettibili a mille fattori ambientali. Quando i
riflettori si spengono o quando si accendono troppo, ci ritroviamo ad essere
molto più irrazionali, menfreghisti, istintivi o persino animali di come ci
descriviamo. Ma in quei momenti ci giriamo dall’altra parte, come se quello non
fossimo noi stessi ma una vacanza che concediamo al nostro giudizio. È che
abbiamo una paura cane di non essere persone buone. Una paura immensa di essere
dalla parte del torto.
Ma quelli siamo noi. Non c’è niente di più autentico. La
società non ci accetterebbe è vero, ma qui stiamo parlando di capire chi siamo,
non chi gli altri credono.
Da una parte non mi spiego come le nostre decisioni e le
nostre buone intenzioni non possano rimanere costanti come sensazioni e come
incipit dentro il nostro essere. Come le cause di un atto d’amore possano
essere dimenticate cosi in fretta, da un giorno all’altro. E pure la sensazione
provata era devastantemente ampia e sincera. Forse ci siamo distratti. Forse
eravamo diversi. Forse ogni girono rinasciamo con qualcosa in più. Con qualcosa
in meno. Ogni giorno scopriamo noi stessi leggermente diversi sia in quello che
siamo sia in quello che sentiamo. E quello che vogliamo cambia. Cambia quello
che quel giorno siamo.
Non capisco se è una cosa positiva o negativa. So solo che è
una cosa che mi lascia un’incertezza indescrivibile. E questo mi fa paura.
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